Quanto sono sicure le nostre strade?

L’Italia è stata per decenni un paese centrale nella realizzazione di infrastrutture stradali ad altissima efficienza. Durante gli anni Sessanta e Settanta sono stati realizzati alcuni capolavori dell’ingegneria tra viadotti, trafori, ponti ed opere che hanno messo in comunicazione territori prima difficili da raggiungere. Un paese unito sotto il profilo stradale e ferroviario è capace di muovere persone, merci e mezzi con maggiore velocità da un luogo all’altro, dando una spinta all’industria, al turismo e a tutte le attività ad essi collegate.

Rimane però un punto oscuro che nel tempo sta diventando sempre più rilevante. Queste strutture sono state progettate ed ideate in un periodo storico caratterizzato da un traffico stradale molto più limitato con standard tali da non consentire un utilizzo così prolungato nel tempo. Ecco che infatti si iniziano a notare i primi danni, le prime crepe e fratture nel calcestruzzo, fino ai veri e propri disastri che hanno sconvolto il paese.

La rete stradale è affidabile e completa?

Le opere pubbliche hanno certamente avuto un grandissimo rallentamento, con pochissime nuove iniziative e una quantità ridotta di progetti che giungono finalmente a compimento. La maggior parte degli interventi sulla viabilità che vengono svolti sono manutenzioni e riparazioni del manto stradale.

Se comunque la rete autostradale subisce sufficienti lavori di ammodernamento, con nuove tratte che vengono realizzate in maniera continuativa soprattutto nel territorio degli Appennini, le strade statali, provinciali e comunali mostrano i segni dell’incuria e del tempo che avanza.

Buche, crepe nell’asfalto, assenza di sistemi drenanti che possano assicurare la sicurezza, ma anche ponti e viadotti che lentamente verranno messi fuori uso. Se la situazione in città sembra comunque gestibile, nelle strade di montagna si nota la maggior parte del degrado. Essendo vie poco utilizzate e difficili da gestire, essi ricevono poca manutenzione ed essa è solamente provvisoria. Le strade costruite negli anni Sessanta non ricevono ad oggi nessun intervento strutturale, tanto che le più remote saranno lentamente destinate a sparire o essere impraticabili.

I sistemi di sicurezza

Ciò su cui si regge la gestione delle infrastrutture è un continuo monitoraggio di quelle parti più fragili, l’anello debole che potrebbe causare il disastro.

I ponti ed i viadotti più vecchi sono stati riempiti di sensori che analizzano il minimo scostamento, le vibrazioni, i risultati di una costante esposizione a vento ad eventi atmosferici estremi.

Tutto ciò avviene grazie a strumenti estremamente precisi, capaci di cogliere scostamenti nell’ordine del millesimo di millimetro. Strumenti come quelli realizzati da www.dspmindustria.it, azienda italiana tra le più importanti nella realizzazione di sensori e trasduttori ad estrema precisione.

Gli eventi accaduti negli ultimi anni hanno portato molta più attenzione sul tema, al punto che il monitoraggio avviene adesso in maniera più diffusa ed estremamente più approfondita.

Il divario tra Nord e Sud

Parlando di un argomento tanto vasto e generico è necessario però fare il punto riguardo quello che è l’evidente divario presente tra il nord del paese ed il sud.

Se al nord i collegamenti autostradali e ferroviari sono funzionali e ben organizzati, con una distribuzione capillare e tempi di percorrenza ottimali, al sud la situazione è del tutto differente.

Le autostrade sono poco diffuse e con una capacità non sufficiente a garantire lo spostamento di grossi flussi di persone, in particolare flussi turistici. Le ferrovie sono in pessime condizioni, con treni ormai datati che lavorano su tratte regionali, a causa dei quali i tempi di percorrenza si dilatano enormemente.

Infine le strade locali presentano in maniera evidente i segni del tempo, con un degrado diffuso non soltanto nella campagna e nella periferia, ma molto spesso anche nel centro città. La mancanza di investimenti e l’infiltrazione della malavita all’interno delle opere pubbliche ha fatto sì che il territorio sia adesso carente sotto il profilo logistico, limitando indirettamente lo sviluppo dell’area. 

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